venerdì 7 febbraio 2014

Recensione - L'opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers


#7


Il sipario si schiude su una scena che è davvero struggente. Una madre, un divano, due figli, una madre malata, un divano piuttosto malconcio, due figli che cercano di tenerla in vita, una madre che sanguina da 40 minuti, un figlio che le spinge il tampone nel naso con tutta la forza che può usare senza farle male.
Tutta la crudezza e la così reale prevedibilità della malattia ci viene scaraventata addosso subito, così, senza avvertimento.
Eggers non permette al lettore di metabolizzare quanto lui dice, piazza i fatti davanti ai suoi occhi e lui devi accettarli, guardarli con pietà e quel distacco classico di noi umani quando pensiamo che le storie sono storie, e che tutto capita sempre agli altri.
Ecco, Eggers ti fa sentire in colpa perchè non sei tu quello che ha seppellito una madre ed un padre nel giro di pochi giorni, perchè non sei tu, lettore, quello che ha dovuto afferrare il poco che restava nei respiri di tua madre, perchè non sei tu che hai dovuto prendere in mano la situazione e soprattutto prendere per mano il tuo fratellino e portarlo con te attraverso la vita.
 E' questa sorta di lamento di fondo che probabilmente mi ha irritato, ma non è l'unico punto a sfavore di questo libro... bello, intrigante, a tratti poetico ma, a lungo andare, stancante.
Stanca questa voglia costante di dimostrare al mondo la propria sofferenza; stanca l'arroganza e la presunzione, stanca l'esasperazione dell'elemento metaletterario, novità interessante al principio, ma che diventa noiosa perchè non gestita con equilibrio.
Certo qualcuno potrebbe dirmi: "Senti, ma cosa vuoi? Lo si capisce fin dal principio che questo Eggers non è un tipo equilibrato... Cioè ti ritrovi davanti una Prefazione assurda in cui addirittura ti viene consigliato di leggere solo le prime 140 pagine del libro... e tu ti lamenti perchè è troppo metaletterario? Ma cavolo, l'hai guardato il titolo?".
Si, è vero. Lo si capisce immediatamente a cosa si va incontro, quando si apre il volume (o per l'appunto il sipario, come la copertina suggerisce). Eggers comincia immediatamente a renderti partecipe dei suoi pensieri ed elucubrazioni , già dalla prefazione, già dalla pagina in cui di solito viene indicata solo l'edizione, l'anno di pubblicazione ed il copyright. Già lì si intrufola tra te lettore, e il tuo libro. Perchè non vuole che il libro sia completamente tuo. Il libro è suo, sua è la vita raccontata e suo rimane tutto. Eggers ci fa sbirciare nella sua esistenza ma alza una barriera che a me non ha permesso di provare emozioni, di camminare accanto a lui.
Quindi no, non mi lamento. Dico solo che il troppo rischia di stroppiare.

Ora vi dico di cosa stiamo parlando.


" L'opera struggente di un formidabile genio" è il romanzo d'esordio di un personaggio davvero bizzarro del panorama letterario contemporaneo.
Dave Eggers infatti è anche il fondatore della famosissima rivista letteraria McSweeney's (divenuta poi anche casa editrice) e della scuola di scrittura non-profit di San Francisco denominata 826Valencia.
Il libro in questione è stato pubblicato in USA nel 2000 ed in Italia nel 2001, e si tratta dell'autobiografia di Dave dalla morte dei genitori in poi. 
Lo stile di Eggers è sicuramente ciò che colpisce di più. Insieme ad altri illustri e a mio parere superbi scrittori come Joyce Carol Oates o David Foster Wallace o Zadie Smith, è stato inserito in una cerchia stilistica che denomina il loro stile Realismo Isterico, o forse una parte del loro stile. Si perchè trovo che tutti questi autori posseggano una scrittura estremamente eterogenea e che sia difficile etichettarla o racchiuderla in una sola categoria. 

  

Ma, in particolare, in Eggers, cos'è questo realismo isterico?
Nel suo libro ci troviamo spesso di fronte a lunghe digressioni, scollegate dal filo centrale della trama, che si appigliano a dettagli talvolta insignificanti ,almeno per noi che leggiamo, ma che appaiono estremamente importanti e vitali per il protagonista. Intere pagine possono ruotare attorno ad un pensiero estemporaneo, o ad una situazione bizzarra. Si capisce che si tratta di escamotage stilistici, e non di una reale necessità di approfondire particolari aspetti, ed è per questo motivo che alla fine tutto questo appare stancante se non, a tratti, noioso.
E' realismo perchè molto spesso i nostri pensieri sono davvero così sconclusionati e bizzarri, ma è isterico perchè questo elemento è estremamente ricorrente, ripetuto fino a dare la nausea.

Il libro narra, dunque, la storia dei due fratelli Eggers, che si aggirano per le pagine del libro e per gli Stati Uniti come due vagabondi in cerca di consolazione o in cerca di successo da ottenere proprio grazie alle loro disgrazie.
Sono due personaggi in corsa contro il mondo, in corsa per afferrare quel frisbee  ( in molte parti del libro li troviamo assorti nel loro gioco preferito, lanciarsi il frisbee sulla spiaggia, mentre le persone li acclamano), che non è uno stupido pezzo di plastica, ma è la vita che manca loro e che gli è stata strappata.
A mio parere tutto il testo è intriso di metafore, come questa del frisbee, volute o meno. 

Il tema del rapporto tra i due fratelli è centrale, e come tutto in Eggers, esacerbato. A volte l'atteggiamento di Dave verso Toph (il piccolino) risulta tenero e tragico, altre volte pesante ed opprimente. C'è un continuo sostituirsi da parte di Dave alla figura del padre, anche solo per gioco, ma ciò mette in luce un bisogno di recupero degli affetti e delle situazioni affettive perdute. Il "fratellone" scapestrato e senza regole è attanagliato dalla paura che al fratellino responsabile, e che addirittura in uno dei momenti metaletterari si sostituisce alla coscienza morale di Dave, possa succedere qualcosa di terribile (ad esempio, in una delle sue infinite e disordinate digressioni, Eggers immagina che il fratello venga ucciso da un babysitter pazzo e pedofilo e assassino...).

La prima metà del libro mi ha colpita moltissimo : la storia di questi personaggi che lottano disincantati per non perdersi nel mare della tristezza che potrebbe assorbirli subito dopo la morte dei genitori, la ricerca di una vita nuova, in un altro luogo, lontano dagli odori e dalle cose materiali che rappresentano e sempre ricorderanno la famiglia che hanno perso. 
Tutto mi era piaciuto: lo stile particolare, la storia, la drammaticità bilanciata da una sottile ironia. 
Nella prima fase la scrittura di Eggers ti mette in trappola perchè è spiazzane e allo stesso tempo seducente. Si legge col fiatone, trascinati da una valanga di informazioni e di pensieri che sgorgano dalla sua mente senza controllo.

Poi, a mio parere, circa a pagina 155 c'è un burrone, che raggiunge la massima profondità verso pagina 240, e se vi precipiti non risali più. Molti lettori potrebbero gettare la spugna a pagina 200, ma chi resiste (come me), chi persevera, verrà premiato. 
Si, perchè la parte finale si risolleva, e riporta il libro agli antichi splendori dei primi capitoli. Quindi, nonostante il fatto che Eggers autore ad un certo punto si lasci afferrare da un esasperato bisogno di intrufolarsi di continuo nella storia, sul finale noi lo ritroviamo e riusciamo ad apprezzarlo come personaggio.

Il mio giudizio riguardo questo libro, mio primo incontro con Dave Eggers, è dunque traballante. Riesco con certezza ad affermare che mi è piaciuto, nonostante i punti morti. Quindi penso che alla fin fine sia un bel libro, con alcuni difetti, ma bello.

Voto : 6 e mezzo

Accompagnamento musicale consigliato:





Alla prossima! Buona vita e buone letture...
                                                                                                                                               Federica












2 commenti:

  1. Mi piace questa tua sfida verso un nuovo modo di scrivere ,l esaltazione del dettaglio. storia interessante perché parla del dramma e del rapporto tra fratelli che devono reagire a questo dramma. interessante e canzone attinente alla confusione di questo libro

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