lunedì 31 marzo 2014

Quattro voglie di vivere alla riscossa



1 libro, 1000 emozioni #9

Cosa accomuna un uomo adulto che è andato a letto con una quindicenne distruggendo la sua carriera e il suo matrimonio, una ragazzina pazzoide e volgare che fuma e beve come un'ossessa, la cui sorella è scomparsa anni prima e non si è mai più ritrovata, una donna sola e abbandonata con un figlio disabile e un ragazzo che ha smesso di suonare nella sua band (ovvero il suo più grande sogno) ed ora consegna pizze a domicilio?
Facile. Tutti e quattro vogliono uccidersi buttandosi da uno dei palazzi più alti di Londra, nella notte di Capodanno.

AUTORE: Nick Hornby
TITOLO: Non buttiamoci giù
TITOLO ORIGINALE: A long way down
EDITORE: Guanda (collana "I Narratori della Fenice")
N.PAGINE: 293
ANNO DELLA PRIMA EDIZIONE: 2005
ANNO DELL'EDIZIONE POSSEDUTA: 2005
PREZZO: 15,50 euro
TEMPO DI LETTURA: 3 giorni
DOVE E QUANDO LEGGERLO: Chiusi in casa, magari leggermente depressi.
INCIPIT:  "                                    Martin
Se posso spiegare perché volevo buttarmi dal tetto di un palazzo? Certo che posso spiegare perché  volevo buttarmi dal tetto di un palazzo. Cavolo, non sono mica deficiente. Posso spiegarlo perchè non è un fatto inspiegabile: è stata una scelta logica, la conseguenza di un pensiero fatto e finito. E neanche di un pensiero troppo serio."
VOTO:  7


Recensione (o meglio opinioni e chiacchiere sconclusionate)

Lacrime e risate. Uno dei contrasti più belli del mondo. Avete presente? Quando sei triste, arrabbiato forse, infastidito o deluso... e c'è qualcuno che ti abbraccia e ti tira su il morale? Ti fa scoppiare a ridere, mentre con una mano ti stavi asciugando le lacrime?
Ecco, questo romanzo di Nick Hornby riesce ad amalgamare sensazioni differenti, creando un mix davvero esplosivo e stravagante! Tutto, accompagnato da una prosa creativa, da una sottile ironia, e da un messaggio puro e positivo sulla bellezza dei rapporti umani e delle amicizie.

Entriamo per un periodo di qualche mese nella vita di quattro personaggi, completamente diversi tra loro, ma accomunati dal gesto folle che vogliono compiere. Si tratta di Martin (l'uomo adulto, ex conduttore televisivo, ricco, per capirci... quello della quindicenne!), Jess (la ragazza scombinata, viziata e testarda), Maureen (la donna solitaria e afflitta dalla malattia del figlio) e JJ (il ragazzo senza futuro, intellettualoide, deluso da se stesso).
Hornby riesce a saltellare da un personaggio all'altro, cambiando stile di scrittura, mutando atmosfere, ambienti,parole, tutto! E riesce a farlo in modo magistrale, permettendo al lettore di leggere la vicenda da quattro punti di vista differenti e di comprenderli a fondo tutti.
Aspettatevi bugie, cazzotti, angeli con l'aspetto di Matt Damon, vomitate sulla moquette, interviste, programmi televisivi, una vacanza stramba, incontri, sedute di "recupero amici e famiglia", insulti, cattiverie, situazioni scomode e paradossali.
Ma è proprio questo intruglio di sapori a rendere unico il gusto di questo romanzo.
Personalmente, e credo che succeda ad ogni lettore che si approcci al suddetto libro, ho stretto un legame più forte con uno dei personaggi e gli altri sono rimasti sullo sfondo. Fondamentali certo, al procedere della storia, ma sullo sfondo. Il mio personaggio è stato: JESS.
Non so perchè, all'inizio del romanzo l'avevo presa in antipatia, non potevo sopportarla. Andando avanti invece mi sono affezionata al suo modo di fare, alle sue battute, alle sue frasi fuori posto, alla sua dolcezza d'animo nascosta sotto un crosta dura di cinismo e cocciutaggine.


Jess: Quando sei triste- cioè, triste sul serio, triste modello Casa dei Suicidi- hai solo voglia di stare con altra gente triste.

Durante la lettura, trattandosi di un testo così vario, e così poco stabile, ho provato innumerevoli sensazioni: all'inizio curiosità. Mi chiedevo il perchè, ovviamente volevo conoscere dettagli e angoli bui della vita dei nostri quattro. Mi ha fatto anche sorridere di sottecchi il momento in cui tutti si convincono a scendere dal palazzo, semplicemente per aiutare Jess a trovare un ragazzo che l'ha delusa e che non si fa più vedere nè sentire.
E' stato forse in quel momento che mi sono rasserenata, e mi sono detta: questi tizi hanno una tremenda voglia di vivere, un inesorabile desiderio di trovare qualcosa o qualcuno a cui aggrapparsi, una vigorosa necessità di prendersi per mano e accompagnarsi attraverso le loro disperate e fragili esistenze.
Ma non vogliono uccidersi. Non vogliono buttarsi giù.
Poi ho provato ancora in ordine: solidarietà, stupore, rabbia, ho sorriso di nuovo di sottecchi, tenerezza, ho riso, commozione, soddisfazione.

Morale della favola? La solitudine, vera o anche solo apparente, o nascosta, rende disperati. Riesce ad ingigantire i problemi occultando tutte le possibili vie d'uscita.
E' lo sguardo di un altro che ci salva.


Consiglio musicale:






Buona vita e buone letture.
                                                                                       Federica


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