mercoledì 16 aprile 2014

Opere Stregate #1 - Recensione "Bella mia" di Donatella Di Pietrantonio

L'eredità di una morte

#1

In questa rubrica ogni settimana vi parlerò di uno dei miei personali 12 finalisti del Premio Strega 2014. Per conoscere la mia lista di finalisti ma anche quella reale ---> Premio Strega News; invece per conoscere i dettagli di questa iniziativa ---> Premio Strega, in my own way



Rapporti di amore e odio, dolori incancellabili e immagini folgoranti popolano il romanzo di Donatella Di Pietrantonio, che ci racconta la drammatica bellezza di ciò che la morte lascia ai vivi. Drammatica, per il vuoto che resta, bellezza perchè a sorpresa, potrebbe lasciarti l'amore.

Benvenuti cari followers e non. Oggi ha inizio la rubrica Opere Stregate con la recensione di questo primo libro che ho letto della lista famosa :) Come vedrete non esprimerò una votazione precisa, ma soltanto la mia opinione, in modo da non anticiparvi nulla di quella che sarà la classifica finale e ovviamente del vincitore.

Titolo: Bella mia
Autore: Donatella Di Pietrantonio
Edizione: Rizzoli
Anno della prima edizione: 2014
Anno dell'edizione posseduta: 2014
Numero di pagine: 186
Prezzo: 17,50 euro
Tempo di lettura: Due, massimo tre giorni, tutto d'un fiato.
Dove e quando leggerlo: Seduti su un muretto di cemento, guardando la propria città, le strade che si amano. Pensando a cosa resterebbe dopo un terremoto.
Incipit: 
Siede al suo posto con la testa capellona sul piatto, il vapore del brodo gli dilata i brufoli e piega i peli lunghi e sottili che spuntano senza progetto in attesa di diventare barba. Dal rumore delle posate  credo ci stia lavorando, invece mangia troppo poco. Rimesta a lungo con il cucchiaio e lo porta alla bocca semivuoto. Evita i nostri occhi, sa che lo guardiamo e gli contiamo le proteine ingerite e quelle che lascia sul fondo.
Mastica silenzio.
Curiosità:
Il nome della protagonista (Caterina) si scopre solo andando avanti nella lettura e viene pronunciato solo due volte in tutto il romanzo.



Recensione (o meglio, opinioni e chiacchiere sconclusionate)



Sarebbe riduttivo affermare che questo romanzo parla del terremoto avvenuto a L'Aquila nel 2009.
Si, è vero, parla della distruzione e del crollo; parla delle macerie e delle baracche provvisorie; parla di famiglie amputate a causa del capriccio della terra. Ma parla soprattutto di ciò che questo evento ha portato con sé, le situazioni che ha lasciato.
Perchè chi continua a vivere, deve trascinare il peso di una responsabilità più grande di lui: meritarsi quella vita.

Caterina e Olivia... o meglio Olivia e l'altra, Olivia e la gemella, Olivia e basta.
Le protagoniste di questo struggente romanzo sono due gemelle. Anzi la protagonista è l'altra, quella gemella che non risaltava mai agli occhi della gente, la gemella debole, fragile, piccola. Caterina.
Olivia è morta. La scossa l'ha presa per la mano e l'ha portata con sé, verso la trappola mortale di una trave assassina, che ha schiacciato il suo corpo ed il cuore di tutti quelli che le volevano bene.
In eredità? Lascia suo figlio, Marco, un adolescente dai pazzi capelli ricci e l'acne giovanile in piena espressione.
Caterina deve improvvisarsi madre.

"Non è mio figlio. Marco e io non ci apparteniamo. E se una gemella doveva morire, non ho voluto essere io la superstite. La lotteria del terremoto ha estratto a caso e li ha spaiati, Olivia e la sua creatura. Ha salvato me, e a volte ho nostalgia della fine che mi è stata negata. Non sono madre, lui non è frutto di questo ventre magro. E' un altro, nato da un'altra quasi uguale a me. Io non lo amo, spesso non lo amo, quando rientro a casa e annuso la sua presenza sento subito un disagio nello stomaco e poi cado sotto gli spari dei suoi occhi. Mi spaventa, come l'enormità del mio compito."

Con una scrittura densa, a tratti complessa, ricca di immagini folgoranti, Donatella Di Pietrantonio ci conduce lentamente in una delle C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili), nido provvisorio e comune di Caterina, la nonna e Marco, che si improvvisano famiglia.
Il dolore della perdita e dell'impotenza umana aleggia nel piccolo appartamento. Contagia tutti, fino ad assalirli nelle notti insonni e nelle albe precoci.
L'adolescenza dura di Marco prende a pugni la vita senza amore della zia Caterina, e questa loro battaglia finisce per unirli.
Leggere questo romanzo è come veder scorrere un incessante serie di diapositive, piccoli quadri toccanti, penetranti. Il tema doloroso che viene trattato, è arricchito da una prosa stupefacente e sofisticata che ci regala assaggi di poesia, infilati negli angoli della tragedia.
Sono fotografie ingiallite dell' Aquila "Bella mia", dove nessuno più si reca se non per fare concerti di beneficenza. E' diventata una città senza ospiti, abitata solo da chi la ama davvero, da chi non scappa.

"La mattina del 6 Aprile, quattro anni fa, il dolore si è diffuso e ha riempito tutta la capacità disponibile, come i gas, è diventato la mia atmosfera, l'unico ossigeno respirabile. Non ho saputo provare altro, non mi sono distratta."

Il lettore passeggia con occhi opachi tra le rovine della città, case fantasma, abitate dai resti delle vite degli altri. Oggetti insignificanti : un barattolo di alici, miracolosamente rimasto in piedi, un maglione ricoperto da 3 centimetri di polvere e due tazzine di porcellana dipinte a mano, chiuse ancora nella credenza.
Le mura della città, sbiancate dal sole incessante, regalano ai nostri occhi l'immagine della solitudine dei superstiti. La solitudine di chi è stato più forte. Di chi è stato più fortunato.
Lo stile dell'autrice è ciò che colpisce di più, un'inaspettata poeticità dona a questo libro un tocco geniale, trasformando una trama piuttosto semplice in un nucleo di emozioni.
La Di Pietrantonio, infatti, non abbandona mai la letterarietà, per dedicarsi alla mera cronaca. Ci racconta cosa è successo attraverso gli occhi di chi l'ha vissuto, di chi il terremoto c'è l'ha nel cuore e nella mente.
L'autrice ha scritto un romanzo sull'amore familiare, sui rapporti incrinati dalla lontananza, sulla necessità di un corpo amico con cui condividere le proprie sofferenze, o la propria sete di abbracci. Un romanzo sulla tenerezza, sul senso di colpa, sul legame indissolubile di due sorelle gemelle che si completano a vicenda. Ed ora Caterina, completa la parte mozzata della vita dell'altra.
Il breve racconto di una donna, sempre schiacciata dal peso di essere la seconda, sopraffatta dai sensi di colpa, e intrappolata in una pausa dalla sua vera vita. Una donna che non esiste più, assottigliata da una perenne identità mozza, annebbiata dal ricordo della sorella, quella forte,quella protettiva, quella sempre avanti a lei di un passo.
Ed è proprio questa donna che, attraverso il dramma della morte, recupererà la voglia di agire nel mondo e di costruirsi qualcosa intorno. Dopo tutto il dolore, dopo tutte le lacrime, arriva alla consapevolezza di non essere morta anche lei,quel giorno maledetto. Caterina deve ancora vivere.

E voi?
Avete letto questo romanzo? Avete intenzione di farlo? Lasciate le vostre opinioni nei commenti.
Io pensavo di acquistare a breve il primo romanzo di questa autrice (che ha una copertina mozzafiato) :


Vi auguro Buona vita e buone letture.
                                                                                                                                             Federica

2 commenti:

  1. Come sempre hai colto l' aspetto più significativo del romanzo, cioè il fatto che l'autrice non si limita a descrivere il terribile fatto e le sue conseguenze ma inserisce sfaccetature poetiche , superiori che aiutano a capire il dramma familiare e le varie emozioni , una donna che quasi si vergogna di essere sopravvissuta e che oramai vive senza la sua metà(per lei la migliore) ma alla fine il senso di responsabilità la aiuterà a ricominciare

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