venerdì 25 aprile 2014

Un sacrificio consapevole

#8




Il grigio. Poi il bianco della neve soffice da accarezzare, gelata sulla lingua e piacevole sulla faccia.
La luce sempre diversa sul volto di Ida.
Il silenzio, interrotto da sguardi carichi di emozioni. Interrotto da voci tristi o doloranti. Serie.
Il nero degli occhi di Ida. I suoi capelli rossi che noi non vedremo mai.

E' un film fatto di ombre, di silenzi e di sospiri questo "Ida" del 2013, diretto da Paweł Pawlikowski.
Il regista è polacco, così come la produzione del film. Qui in italia è uscito nelle sale (pochissime) il 13 Marzo 2014, ma in realtà è stato presentato già nel Settembre del 2013 al Toronto International Film Festival.
Una pellicola breve (appena 80 minuti) ma fin troppo intensa. Di quelle intensità che arrivano fin sotto la pelle e vi permangono per molto, molto tempo.

Tutto ha inizio negli ambienti spogli e chiari di un convento. Anna è una ragazza orfana che ha deciso di prendere i voti dopo essere cresciuta all'interno di un convento, circondata dalle routine e dalle uniche sensazioni che conosce. Tre giorni prima della celebrazione per prendere i voti, la Madre Superiora convince la ragazza ad andare a conoscere la sua unica parente: una zia che conduce un' esistenza vuota e sregolata. Ogni sera beve a dismisura e si porta a letto uomini che nemmeno conosce, per tentare di colmare la voragine che ha nel cuore.

Il silenzio che circonda tutto il film è bellissimo in contrasto con un bianco e nero che grida di una forza abbagliante.
Tutto con il bianco e nero risulta più travolgente e potente agli occhi dello spettatore. Gli sguardi sono più penetranti. Le emozioni sui volti si fanno leggere meglio e più in profondità. I paesaggi sono di una bellezza immensa, che riempie lo schermo e gli occhi di chi lo guarda.

C'è una frase che viene pronunciata verso l'inizio del film e che rimane nelle orecchie dello spettatore, durante e dopo la visione:

" Dovresti provare, altrimenti che sacrificio è il tuo?"

La zia riesce ad inculcare questo dubbio nella mente e nel cuore di Anna (il cui vero nome, ebreo, è Ida) che comincia a percepire il peso di una femminilità inespressa, di un desiderio proibito.
Una musica sottile, d'altri tempi, accompagna le silenziose riflessioni di queste due donne, entrambe chiuse nei loro microuniversi, dai quali possono uscire solo grazie ad una compagnia, ad un confronto umano reale.

Quando Ida incontra sua zia, quella stessa persona che ha rifiutato, anni ed anni prima, di prenderla e portarla via dall'orfanotrofio, scopre di essere una suora ebrea. I suoi genitori sono stati uccisi durante la Guerra, e le due donne cominciano una ricerca affannosa e a tratti esausta di un passato che non ha più significato. Questo almeno per Ida, che i suoi genitori non li ha mai visti nè conosciuti.
Scopriremo poi, nel corso del film, la bruciante ferita che ha spezzato per sempre la vita di sua zia.
Capiamo cosa ha creato la sua vita distrutta e diradata : il senso di colpa.

Numerosi sono i momenti emozionanti e colmi di profondità : i tragitti saltellanti in macchina, l'una assorta in pensieri sconosciuti, l'altra muta osservatrice curiosa di un mondo che le è pressoché sconosciuto; le strade deserte e dissestate contornate da distese meravigliose di alberi secchi e spogli, carichi di neve.
Ogni inquadratura racchiude la sua poeticità e beltà, e riescono a regalare dei quadri indelebili agli spettatori.

Abbiamo due lei. Una lei dolce, una lei rude, una lei devota, una lei disillusa. Due lei alla ricerca di una strana felicità. La santa e la puttana. Ma c'è davvero così tanta differenza?
Ida si sente legata stretta al suo abito, dentro ci si sente protetta e avvolta. Si sente sicura nella sua indissolubile scelta.
Ma sotto quell'abito scuro c'è una donna, che spinge, che vuole uscire. Vuole sciogliersi i capelli, vuole ballare scalza, vuole indossare le scarpe col tacco, vuole sedurre un uomo.




















Vi sono moltissime inquadrature del film che insistono sui volti, o comunque che tralasciano fuori metà corpo dei personaggi, preferendo la parte alta di tutto. Busti, soffitti, lampadari. Inquadrature che così innalzano anche il pensiero, portando a riflessioni importanti.

Può la femminilità essere repressa. Può essere dimenticata?
Quel volto innocente è davvero pronto a dedicarsi per tutta la vita alla sua vocazione, senza mai essersi guardato davvero attorno? Senza mai aver provato le cose che fanno sentire vivi noi uomini?
Castità, povertà e obbedienza, sono davvero ciò che vuoi, Ida?

Davvero un film bellissimo, un grande capolavoro. Consigliatissimo.
Vi lascio il trailer:




Buona vita e buona visione!

Federica

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