venerdì 23 maggio 2014

L'inverno dell'esistenza - Nebraska di Alexander Payne

#12





Una musica vintage, un po' country, nostalgica e dolce risuona in sala, copre leggermente il rumorino familiare del proiettore, accompagnando sullo schermo immagini lente in bianco e nero.
Ascoltatela, magari mentre leggete, ed entrate anche voi nel mondo un po' magico di Nebraska.



Dove va Woody? Verso dove cammina? Cosa cerca? Da cosa fugge? Cosa davvero desidera?
Il film di cui vi parlo oggi è Nebraska di Alexander Payne, premiato nel 2013 a Cannes per l'interpretazione maschile di Bruce Dern.
Attraverso l'indimenticabile colonna sonora e il bianco e nero che, come al solito, rende tutto più affascinante e poetico, ci lasciamo trasportare immediatamente in un mondo fatto da facce intense e strade deserte, tutte uguali.
Il regista ci racconta con un piglio ironico e insieme malinconico la storia di Woody, un uomo anziano che si aggrappa con tutte le sue forze ad un'illusione per cercare di regalare un senso alla sua vita, ormai vicina alla morte.
Woody è un tipo taciturno, triste ma custodisce una forza vitale importante: ha ancora voglia di vivere. Affoga da sempre la sua insoddisfazione nella bottiglia, e non vuole uscire, per scelta, dal tunnel dell'alcol.
Mentre lo guardavo, lì sullo schermo, col suo andamento traballante, mentre cadeva  a terra senza conoscenza nella sua stanzetta d'albergo, ho pensato: Cosa c'è di più triste di un vecchio ubriaco?
Ma certo : un vecchio ubriaco e solo.
Woody non è solo. Ha una moglie, e, oserei dire, che moglie! Uno dei personaggi femminili più esilaranti ed accattivanti degli ultimi tempi. La donna, interpretata da una meravigliosa June Squidd, ha una personalità accesa e dura, e quella simpatia tipica di quelle donne anziane che ne hanno vissuta una più del diavolo.
Insieme formano una coppia divertentissima (abbiamo riso davvero tanto in alcuni momenti), non fanno altro che insultarsi, ma con quella base d'amore profondo tipica delle vere coppie.
E poi ci sono i due figli, due opposti, completamente diversi l'uno dall'altro, ma che alla fine si ritroveranno uniti nell'affetto verso il padre.
Ma uno di loro diventerà il secondo protagonista di questa storia.
"Ha bisogno di una casa di riposo!"
"Ha bisogno di un motivo per vivere, non di una casa di riposo!"
Suo padre ha ricevuto una lettera da una società che gli comunica una sua vincita di 1.000.000 di dollari. Ora, tutti capirebbero che si tratta di una truffa, di una presa in giro. Lo capirebbero anche solo girando il foglio e guardando cosa c'è scritto sul retro : "Ha vinto... se il suo numero è quello vincente".
Ma no, Woody ci crede fermamente e vuole recarsi in Nebraska (piuttosto lontano) per ritirare il premio prima che lo diano a qualcun altro. E così inizia a scappare di casa, cammina per chilometri e viene sempre ritrovato dal figlio o dai poliziotti che lo riportano a casa. Ma lui non si arrende.
" Non posso lasciarti andare papà, sono tuo figlio!"
"E allora accompagnami tu!"

Così, questo figlio, contraddittorio, immobile, problematico nel suo piccolo (è stato appena lasciato dalla sua ragazza), ma affettuoso e premuroso, decide di assecondare l'illusione del padre e di intraprendere un lungo viaggio in macchina con lui. Un viaggio che sarà solo un pretesto per passare del tempo insieme, per parlare, o anche solo per guardarsi.
C'è una fortissima e profonda riflessione dolce-amara sulla vecchiaia, su cosa significhi avere più vita alle spalle che dinanzi agli occhi. Quanto è difficile accettare di essere arrivati alla fine della propria esistenza? Tanto quanto è difficile rassegnarsi. Woody vuole ricominciare, vuole avere un buon motivo per proseguire nel suo cammino. La macchina che solca le strade americane, desolate e polverose, è il mezzo attraverso il quale due malinconie viaggiano e narrano la propria tristezza. Una malinconia giovane, una vecchia. 
Co-protagonista di questa storia è anche il passato, che riemerge prepotente quando si è anziani.
Durante una visita nella casa dove Woody è cresciuto, c'è una scena splendida : lui, da vecchio, che si affaccia ad una finestra di quella che era la sua casa da bambino.
Così mi sono venuti in mente una marea di pensieri sulle finestre delle nostre case, sui nostri sguardi che si lanciano fuori da queste. Ciò che vediamo fuori, in diversi momenti della nostra vita, ci rimane dentro. Insomma, una pellicola che arriva al cuore, fa pensare molto e riesce a turbare l'animo dello spettatore mascherando il tutto con battute e risate.
Il film, soprattutto in alcune parti, è davvero commovente e dolcissimo.
Il rapporto tra questo padre e suo figlio è reso in maniera superba, con uno di quei finali che ti fa sorridere tra le lacrime.

              Voto:                
Un vero capolavoro!


Buona vita e buona visione.


1 commento:

  1. capolavoro , grandi attori , mi è piaciuta la figura del figlio che ha cercato di far sognare ancora il padre , bellissimo il connubbio tra musica dolce e bianco nero , film grottesco ma che ti tiene sempre con gli occhi aperti e un misto di gioia , dolore , rabbia , tristezza

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