domenica 25 maggio 2014

Un racconto nel cassetto #2

Salve miei carissimi followers e non. Innanzitutto voglio ringraziarvi per come avete accolto con calore il raccontino che ho pubblicato qualche giorno fa. Grazie davvero per tutti i complimenti e le incitazioni :)
Lo trovate qui, per chi se lo fosse perso ---> La mano fredda della tua assenza

Oggi vi presento un secondo racconto scritto da me.
E' decisamente amaro, poichè parla della dipendenza da eroina, in conflitto con l'amore e con la vita stessa. Un ragazzo di circa 27 anni è il protagonista, che, in uno dei suoi pochi momenti di nebbiosa lucidità, vede una ragazza e in lei uno spicchio di salvezza.

E' una delle dinamiche, quella della dipendenza da droghe, che mi ha sempre impressionata, spaventata, turbata. Per me che non fumo, non bevo, non ho nessun vizio di questo tipo (i libri, certo!), è davvero impensabile vedere alcune persone che per la droga si riducono in stati davvero pietosi.
Quindi spesso mi è capitato di pensare a storie con protagonisti ragazzi o ragazze afflitti da questa problematica.
E a proposito di questo tema così doloroso e delicato, condivido con voi lo spot della campagna antidroga del 2011, che mi aveva particolarmente colpita:



Spero possiate apprezzare anche quest'altro mio piccolo stralcio, e, come al solito, fatemi sapere il vostro parere.




Sembravi nitida nel mio mondo sfocato


Quella mattina mi sono svegliato con nelle vene una nuova energia, e non il solito vuoto lancinante.
Avevo voglia di caffè amaro e musica forte. Desideravo emozioni. Mi capita di rado di sentirmi così, ormai, e quando succede cerco di approfittarne immediatamente per passare qualche attimo da ricordare.
Di solito, poi, non faccio nulla di strepitoso. Cammino, mi stendo in spiaggia a prendere il sole. Ma dopo qualche minuto devo già alzarmi, perchè c'è quella solita irrequietezza che mi muove.

Però, in quei minuscoli istanti, sento di essere padrone del mondo, di poter fare tutto quello che mi passa per la testa. Riesco a guardarmi attorno senza il Suo filtro maledetto, quella patina di stordimento che mi trascina in universi paralleli.
Ed è proprio in questi attimi, così, un po' particolari, che io riesco persino a non pensare a Lei, quella merda per cui, però, io vivo.
Forse esagero, non è che proprio non ci penso più. Diciamo che Lei abita pur sempre nella mia testa, ma in questi momenti si chiude dentro. Spranga le finestre, serra la porta, e mi lascia un respiro di libertà.
Non so, in realtà, se sia un fatto positivo, perchè quando, dai miei stupidi universi falsi, ritorno al mondo, sto da cani. Vedo le cose come sono davvero. Soffro. Ma ve l'ho detto, sono soltanto attimi, sguardi, fiati, passi. Secondi.
Come il secondo che mi hai regalato tu.

Ma mai, e dico mai, in uno di questi momenti di pazza consapevolezza, avrei immaginato di incontrare te.
E in qualche modo, sono riuscito a sballarmi lo stesso, senza droga però.
Poi sono dovuto ricorrere comunque a Lei, perché tu, per pochissimi attimi, mi avevi catapultato nella realtà. Ed io non ci sto nella realtà, non ci vivo, non mi piace. Quando ci ricado dentro,anche solo per sbaglio, poi devo subito bucarmi. E' una stronzata la realtà.
Ma tu eri bella.

Non mi capita mai di notare la bellezza. Io me la sono dimenticata. O forse non l'ho mai vista?
No... l'ho vista, sicuramente, perchè in te l'ho riconosciuta.
E' stato come scattare una fotografia. Le foto, si sa, sono senza tempo. Io mi sono sentito come se tutto si fosse fermato, ed io fossi di nuovo vivo. Di nuovo io.
Un io che, quasi quasi, mi piaceva.

Quella mattina, appunto, sono uscito, come al solito, con le mie cuffie nelle orecchie. La musica al massimo, quella che mi fa tremare dentro, mi aiuta a tenere lontani i pensieri scomodi. Tanti. A meno che, non becchi quella canzone che ti trafigge, e allora pensi ancora di più.
Camminavo lento e rilassato sul marciapiede enorme, grigio come i tuoi occhi. Ma io ancora non sapevo com'erano i tuoi occhi. Solo che ora sono come tatuaggi sui miei. Vedo sempre e solo quelli, da giorni.
E mi meraviglio di me stesso. Di solito dimentico tutto, da quando mi faccio.

C'è qualcosa di bellissimo nel camminare, ti senti unico, con le tue scarpe pesanti e il tuo passo duro, da uomo. E' così che mi sentivo da ragazzino, prima di entrare nel giro. Ero depresso, si, ma di quella depressione felice. Non so se mi spiego. Quella che ci piglia un po' a tutti, quando siamo ragazzi.
Avevo degli amici veri, che mi facevano scherzi idioti, e con cui mi confidavo. Avevo una madre e un padre. Non sono morti, ma per me non esistono più.
Amavo la musica, il pallone, le belle ragazze.
Adesso amo solo Lei. Tutto il resto è un' immagine sfocata di un mondo che ho smesso di conoscere. Le cose mi sfrecciano accanto, come se fossero palloncini colorati senza alcun evento da festeggiare.

Tu eri sola, in mezzo a quelle facce senza identità. Tu eri diversa.
Qualcuno ora starà pensando: cazzate da romanzo! No, giuro, tu avevi una luce che mi toccava, già da lontano. Sembrava mi stessi aspettando.
Da qualche parte, quando ero adolescente, lessi che nel mondo c'è almeno una persona che inconsapevolmente è stata creata per salvarti. Non so perchè vedendoti, mi è venuta in mente questa sentimentalata da film romantico.
Però, un qualche muscolo ancora sano, dentro di me, senza preavviso, mi ha spinto a sedermi accanto a te, come se avessimo un appuntamento. E tu hai detto ciao.
E' un ciao che mi ha fatto malissimo, perché in quel ciao, ho intravisto una possibilità per me. Una possibilità di tornare ad essere come quando avevo occhi, mani, bocca e braccia.
Ora sono monco, sempre di qualcosa. Le braccia, e tutto il corpo, mi servono soltanto per trovare un posto nel quale bucarmi, per lasciar passare Lei.

Ho provato, per un secondo, nel secondo del tuo ciao e del tuo sorriso, e dei tuoi occhi grigissimi, e dei tuoi capelli, in quel secondo lì, ho provato il desiderio di stare senza di Lei, per poterti sorridere, anche io, per poterti offrire un caffè senza pensare ai soldi per la roba, per poterti abbracciare e baciare come due ragazzi normali.

E' stato un secondo, ma un brivido di vita me lo hai fatto provare.
Stronza. Bellissima. Reale.
Un dolore atroce, mi hai inflitto, facendomi sentire di nuovo bisognoso di qualcosa che non sia Lei.
Per la prima volta mi ha fatto male il cuore, quel luogo disperato che è il mio cuore. Un luogo dove nessuno vuole passeggiare più, da anni. Nemmeno io stesso ci penso mai. Vivo senza cuore, tranquillamente, se c'è Lei.

E poi mi sono alzato, non ho risposto al tuo ciao, nemmeno al tuo sorriso, perché il desiderio di Lei era ritornato impellente, irrefrenabile, incontrollabile. Una sensazione per me così familiare. Quasi rassicurante. Dovevo averLa, subito. Era tornata all'attacco, gelosa che io potessi, anche solo per un attimo pensare ad un'altra.
In questo caso sono stati i muscoli malati del mio corpo, a farmi camminare, o correre, verso un altro angolo buio, dietro un muro. Verso un' altra giornata buia e inutile del mio percorso verso la morte.
Cosa credete che io non lo sappia? Lei è la morte. Ma io ne ho bisogno per vivere.
O almeno, per non vivere nel dolore.

Ma sappi, ovunque sei, ragazza senza nome, che qualcosa tu, in quel secondo, l'hai mossa dentro di me, perché da quella mattina ho un pensiero fisso in più, oltre a quello di Lei : l'eroina mi ha rubato la possibilità d'amare e di essere amato.
Beh, forse è per questo che dovevo incontrarti.
Per quel secondo, per questo pensiero che mi hai lasciato.
Forse tu, con quel tuo sconosciuto ciao, eri davvero la mia salvatrice.


4 commenti:

  1. Bellissimo racconto,mi piace come scrivi :)
    Tra l'altro sbirciando qua e là ho notato che abbiamo gusti davvero simili :D

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    1. Grazie *.* Sono felicissima che ti piaccia :)
      Uh, che bello. Spero potremo scambiarci tante opinioni, allora!

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  2. Eccomi fede!^^
    Dopo i quattro giorni di pausa dal blog (non x volontà mia ma la vita dello scrutatore è davvero un inferno) sto tornando lentamente a recuperare quello che mi sono persa!
    dopo questa premessa inutile, ti dico:
    questo racconto mi è piaciuto ancora di più dell'altro, soprattutto mi è piaciuta la tua capacità nell immedesimarti in una persona dipendente dalla droga...non so come tu ci sia riuscita ma davvero complimenti! ^^

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    1. Bentornata Pila, immagino che debba essere faticoso fare la scrutatrice!!
      Grazie come al solito per i complimenti. Sono contenta che arrivi a chi legge il mio immedesimarmi nel personaggio. Ho sempre avuto questa voglia di entrare nelle menti altrui, e forse anche i due anni di studio a Psicologia mi avranno aiutata.
      Come diceva la Mazzantini al Salone, per scrivere di qualcuno, devi abitare il suo corpo per un po', devi sentirti partecipe delle sue sensazioni, dei suoi dolori.
      Io nel mio piccolissimissimo, ci ho provato :)

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