lunedì 18 agosto 2014

E come tutte le più belle cose...




















Questa foto è uno scorcio malinconico della mia estate intrisa di dolore e bellezza, d' amore e forte nostalgia. Di lezioni imparate e nuove consapevolezze. Di voglia di fare e progetti ambiziosi. Di riflessioni amare e scoraggiamento. Di morte e di abbracci caldi. Di brividi sulle braccia.
Il dolore di cui parlo mi ha accompagnato in questi mesi e non credo che si deciderà mai ad andare via. Quindi ora sono Federica, la stessa di sempre, più quella sensazione calda e fredda insieme nello stomaco, che solo la perdita di una persona che ami può darti.

Non so se ho fotografato questa sedia vuota per poesia o per necessità, volontà di dare una forma all'assenza.
La mancanza di quel sorriso, quello nello specifico, non uno qualsiasi, mi strazia e mi avvelena.
E si sa, non c'è granchè da dire quando succede qualcosa del genere.
Quando un male sconosciuto e terribile ti porta via l'unica persona al mondo con cui riuscivi a confidarti, l'unica che ti voleva bene in quel modo lì, come non ti vorrà mai bene nessuno. Mai.
Mia zia era sorella, confidente, madre, amica, persona speciale.

E forse sognavo che su quella sedia potesse esserci lei. Invece è vuota. 

E mi ci siedo io, guardo il mare, mi bagno le labbra di lacrime e sorrido. 
Perchè lei ama i sorrisi.
Quando sul letto d'ospedale cantava "Happy" a squarcia gola, voleva dirmi di sorridere. Quando mi abbracciava con quella forza immortale, voleva dirmi di sorridere. Quando mi parlava per ore a telefono, voleva dirmi di sorridere. E con quell'ultimo sguardo stanchissimo, sono sicura, che mi ha gridato: "Sorridi!".
Dopotutto quella è stata la sua più grande cura.
Non i medicinali, non la chemioterapia e nemmeno i dottori l' hanno sollevata un po' dalle sue sofferenze.
La felicità, o meglio la capacità di rendere bella qualunque cosa, l'ha sostenuta e l'ha fatta camminare accanto a noi per questi due anni. Lo strazio non era strazio, perchè lei sorrideva.

Da lei imparo che la vita può sorprenderti e deluderti, può sconvolgere i tuoi progetti e può rubarti le cose a cui tieni di più. Imparo che la felicità risiede dentro di noi e quando lo scopriamo non è mai troppo tardi. Imparo che amare è l'unica cosa che conta davvero in questo brivido di vita.
Imparo che come lei, voglio prendere tutto con allegria, per non sentire dolore, anche quando c'è.
Bisogna vivere amando le piccole cose, sperimentando assaggi di  mondo, senza paura.

Le mani mi tremano mentre scrivo, se penso di non poter rivedere i tuoi occhi vivi, zia.  La rabbia mi fa piangere, ma il tuo calore, ancora vivo, mi fa sentire nuova e mi permette di guardare avanti con una punta di ottimismo.
Penso a te, che hai lottato per la vita, per stringere ancora le mani piccole dei tuoi figli, per restare qui con noi. Tu giovane, tu bellissima, tu vera come nessun altro.
Ma ora, spero che sarai da qualche parte a ballare, ora, a ridere di gusto, a mangiare tutto il cibo che amavi, a regalare a qualcun'altro il tuo animo ricco, la tua vitalità, l'esplosione della tua forza.

Il mio sorriso traballa, non è sicuro, ma da oggi farò in modo che lo diventi. Fiero, aperto, perpetuo.

Ti voglio bene.