venerdì 11 settembre 2015

Intervistiamo... Marta Morotti, autrice di 'Le due metà del mondo'


Buonasera lettori e ben ritrovati su Sfogliando la vita.
Oggi vorrei completare il post pubblicato nei giorni scorsi, in cui vi recensivo il meraviglioso romanzo 'Le due metà del mondo' di Marta Morotti. Un libro consigliato davvero a tutti, profondo e sorprendente.
E' tempo, dopo aver espresso abbondantemente le mie opinioni sul volume, di ascoltare la voce dell'autrice stessa, che ci risponderà ad alcune domande.
Curiosi? Pronti, partenza, via!

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Ciao Marta, e benvenuta su Sfogliando la vita. Il tuo romanzo mi ha profondamente emozionata e colpita, per questo ho deciso di farti qualche domanda per cercare di capire meglio la storia di Maria. Ovviamente non scenderò nei dettagli della storia, per non disturbare la lettura a nessuno.
Come è nata l'idea di questo romanzo? La vicenda riflette esperienze che hai vissuto o di cui hai sentito parlare nella realtà?

L’idea è nata con il tempo. Frequentando la Scuola Holden di Torino, ho cominciato a sperimentare, attraverso la stesura di alcuni racconti, il rapporto tra madre e figlio problematico. Quando ho deciso di scrivere 'Le due metà del mondo', ho voluto raccontare questo tema introducendo la figura della sorella e del padre. Non ho vissuto esperienze del genere in prima persona, ma mi è capitato spesso di sfiorare la vita di persone che hanno a che fare con ragazzi affetti da ritardo mentale o da altre patologie simili e non sono situazioni che lasciano indifferenti.

Nel romanzo si tocca in modo delicato ma incisivo la tematica della diversità e dell'invalidità. Sei sensibile a questi temi?

Come dicevo prima, non si rimane indifferenti di fronte a certe situazioni. Certo, finché non le si vive in prima persona credo sia difficile comprenderle, si può solo provare a immaginare che cosa significhi vedere il proprio figlio o una persona che si ama crescere in un mondo a parte, con il quale si fa molta fatica a comunicare. Dev’essere straziante e doloroso.


La potenza del tuo libro sta nel suo essere contemporaneamente delicato e straziante. La tua scrittura è riuscita a rendere bene questi due poli. Ci racconti qualcosa della tua vita di scrittrice? Quando, come e perchè hai iniziato a scrivere?

Ho scritto il primo racconto a 14 anni e credo lo abbia ancora la mia professoressa di italiano della quarta ginnasio. Poi ho continuato a sperimentare, durante il liceo con i temi scolastici, all’università con qualche racconto, finché, dopo la laurea triennale, mi sono iscritta alla Scuola Holden. Quella è stata la vera svolta. Scrivere mi è sempre piaciuto molto perché mi permette di poter essere chi voglio, quando voglio. Posso inventarmi qualunque tipo di storia e viverla facendomi avvolgere da essa. In un certo senso mi aiuta ad esorcizzare la paura della morte, o meglio, la paura di non vivere abbastanza intensamente. Ho spesso la sensazione che una vita sola non mi basti per poter fare o essere tutto quello che vorrei. Scrivere è il mio mezzo per allontanare quella sensazione.

Ho letto che sei anche una lettrice accanita! Ci consiglieresti qualche titolo che ha particolarmente segnato la tua vita? Insomma... I tuoi tre libri preferiti?

Tre sono troppo pochi…
Però dei libri che ho amato davvero moltissimo sono :
Balzac e la pizzola sarta cinese di Dai Sijie, Kafka sulla spiaggia di Murakami, L’arte della gioia di Goliarda Sapienza, Il peso della farfalla di Erri De Luca, La luna e i falò di Pavese.

Un'ultima curiosità. Sarei molto molto felice di leggere ancora le tue storie. Hai in cantiere qualche altro romanzo?

Sì, ho in cantiere un altro romanzo, ma lo scriverò con calma perché in questo periodo devo anche scrivere la tesi di laurea magistrale.
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E voi, se non lo avete ancora fatto, correte a leggere questo piccolo gioiellino. Qui vi lascio anche la mia recensione, se volete chiarirvi ancora un po' le idee.

Buona vita e buone letture.




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