venerdì 8 gennaio 2016

Tic tac, tic tac, tic tac - Recensione di Mistero a Villa del Lieto Tramonto di Minna Lindgren

Salve cari lettori e bentornati su Sfogliando la vita!
E' da tanto che non scrivo e recensioni, e probabilmente dovrei chiedervi scusa per essere sparita così all'improvviso. Mi dispiace, ma talvolta si sente il bisogno di occuparsi di se stessi, stando lontani da tutto. Nel mio "tutto" è rientrato anche il blog, che attualmente ha cominciato a mancarmi tremendamente, e perfino la lettura (infatti ho letto davvero pochissimo).
Oggi vi parlo di uno degli ultimi romanzi che ho affrontato tra fine Novembre e Dicembre. Ringrazio di cuore la Sonzogno che me ne ha inviato una copia.
Si tratta di una lettura perfetta per il periodo invernale, scorrevole e piacevolissima. Spero che possa interessarvi.


 
 #40




"Tanto più che noi la giovinezza non ce l'abbiamo neanche avuta." La giovinezza l'avevano inventata solo più tardi, quando loro due erano già nel pieno della vita famigliare e lavorativa,impegnate a ricostruire la società dalle macerie della guerra. Dopo il conflitto, Siiri era mamma di tre bambini e non aveva certo il tempo di rimpiangere il tempo perduto.


Villa del Lieto Tramonto è un nome davvero perfetto, evocativo, quasi poetico per definire una casa di riposo. Trasmette immediatamente un senso di lentezza, di attesa, di rilassamento e pace.
Ma la parola "mistero" rappresenta il tremito, la scossa, l'imprevisto. Cosa si potrà mai celare dietro le mura immacolate di un ospizio?
Lo scopriamo in compagnia di tre protagoniste che non passano di certo inosservate: Siiri, una vecchina dolce ma risoluta e intraprendente, Irma, la vecchietta pazzerella e giocherellona, e Anna-Liisa, la più rigida e organizzata della combriccola.
Le tre ultranovantenni, tenere ed esilaranti, oltre a dover indagare sulle magagne della residenza per anziani in cui vivono, sono alle prese con il tempo che non vuole passare. Il tic tac dell'orologio c'è, ed è proprio Irma (come una voce fuori campo) a ricordarcelo continuamente, ma sembra che nei giorni, nei mesi non cambi mai nulla. Si trovano in quel momento dell'esistenza in cui il tempo trascorre ma sembra essere fermo, come se non esistesse, come se improvvisamente ci fosse concesso di capire che non è mai esistito, che è sempre stato relativo, inventato.
La vecchiaia, tematica centrale nel romanzo, è presentata come se fosse un unico momento prolungato nel tempo: si aspetta che finisca o si spera che duri per sempre.

L'opera della Lindgren non può essere certamente considerata un giallo nel senso tradizionale del termine. Anzi, il mistero risulta evidentemente un espediente per riflettere su tematiche quali lo scorrere del tempo, la solitudine, la morte, l'egoismo dell'essere umano, lo scontro/incontro generazionale. Le persone anziane sembrano vivere in un mondo a parte: vengono collocate ai margini della società dai giovani adulti, vengono sfruttati economicamente, vengono considerati incapaci di prendere decisioni riguardo la propria vita e vengono trattati come individui privi di senno e poco lucidi. I figli e i nipoti non ne escono bene da queste pagine: vengono rappresentati in tutto il loro egoismo e nella loro sensibilità praticamente inesistente.
Tuttavia, nonostante il peso e la delicatezza di questi argomenti, il tutto appare poco faticoso da leggere e digerire, merito sicuramente di una prosa scorrevole e di un clima leggero e ironico che l'autrice è stata capace di creare. Ogni cosa è raccontata con un pizzico di ilarità, un sarcasmo lievemente cinico, una scrittura rapida e senza fronzoli, ma che mai diventa fredda o distaccata.
L'unico difetto, in base al mio gusto personale, nella prosa dell'autrice è l'eccesso di descrizioni riguardanti l'architettura di Helsinki, di nomi di strade e palazzi. Capisco, però, che per un finlandese possa risultare interessante riuscire ad entrare realmente in contatto con l'ambientazione del romanzo.

La bellezza di questo libro, risiede, a mio parere nell'umanità e nella veridicità dei personaggi.
Puoi vederla Sirii, mentre girovaga per la città a bordo del tram e guarda, con gli occhi pieni dell'incanto di chi sta per lasciare il mondo. Guarda la sua città disseminata da ricordi lontani. Si fa trasportare come su di una giostra, e passa da una strada all'altra, da un quartiere ad un altro ancora senza mai stancarsi di guardare. E' questa "non stanchezza" il tratto che più impressiona noi giovani quando guardiamo una persona anziana. Potrebbe venire spontaneo chiedersi: come fa a non essere stanco di fare sempre le stesse cose, di osservare gli stessi palazzi, di sedere sulla stessa poltrona? La verità è che la vita, purtroppo, non stanca mai. Rimaniamo aggrappati ad essa per sempre, anche nel dolore, anche nell'ingiustizia, anche nel disamore.
Emerge dunque un immagine precisa e particolare della vecchiaia, dalle pagine di questo romanzo. Per far contenta Sirii, potremmo dire che la vecchiaia è un po' come un tram: gira e volteggia tra la neve grigia delle strade, imboccando vie nuove o conosciute da sempre, ma partendo da un luogo e tornando sempre nello stesso identico luogo. Si può correre ancora, e guardare, e ridere e scoprire. Ma il destino aspetta ogni essere umano nello stesso identico luogo.
Ma, ad essere sinceri, non fa nemmeno così tanta paura.


(...) e Siiri se ne tornò a casa a riposare. Ma il Lieto Tramonto non era casa, era solo una soluzione pratica per coloro che non erano ancora morti.

Voto:

Interessante e piacevole lettura


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E voi cosa ne pensate di questo romanzo? L'avete letto o lo leggerete?
Perdonatemi, come sempre, per le riflessioni sconclusionate. Spero di avervi quantomeno incuriositi.

Buona vita e buone letture

Federica

3 commenti:

  1. L'ho letto e mi è piaciuto molto!!

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  2. Tema veramente drammatico. Senza falsi moralismi io penso che è veramente crudele rinchiudere in una struttura di cura (di casa c'è ne una sola) qualcuno che si è sacrificato una intera vita per noi. Certo ci vuole sacrificio ma è dovuto

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